TESTIMONIANZE


 

di Carlo Saffiotti

Undici anni fa feci un viaggio straordinario che mi permise di scoprire la montagna e una persona speciale. Non ero mai stato in montagna, e lì, verso l’Everest, a oltre 5000 metri, vissi emozioni e sensazioni belle e profonde. Lì conobbi Gianni Bergamelli, l’uomo e il musicista. Il pittore lo scoprii qualche mese dopo. Lì egli raggiunse il guinnes dei primati e la sua foto con alle spalle la Piramide realizzata da Agostino  Da Polenza e da Ardito Desio, fu pubblicata nel libro: con la bella e brava Ombretta Maffeis, aveva suonato il concerto donizettiano alla più alta altitudine mai raggiunta. Gianni è persona buona, forte, capace di sopportare fatiche e disagi, disponibile, schiva, riservata, di poche parole: quando ha, perciò, una tastiera o un pennello in mano diventa protagonista assoluto, capace di dare incredibili emozioni, di commuovere e far sorridere; le sue note e i suoi coIori fanno riconciliare con un mondo che spesso, nella realtà, e cosi diverso da quello magico, allegro, ironico, che egli evoca e rappresenta nella sua arte. Gianni è un genio: non ne ha la consapevolezza e si schernisce. Ma questo fa solo di lui un genio un po’ timido.


di Cesare Rota Nodari

Quando osservo un quadro di Gianni Bergamelli mi riesce difficile non pensare alla sua musica. Quando mi lascio accompagnare dalla sua musica, appartato nel mio laboratorio alle prese con la creta o con i colori, mi riesce difficile non pensare alla sua presenza nella vita della nostra città. Agli eventi che lo vedono protagonista o non. Ai suoi talenti coltivati con passione e costanza, offerti con misura in un concerto, in una mostra, in una iniziativa benefica. Al suo fare gioviale e rasserenante e distaccato quel tanto. Come un signore d’altri tempi! Che mi piace incontrare all’Ateneo, o per strada, o a una manifestazione culturale, per il piacere di un saluto, di uno scambio di battute, di un attestato di amicizia antica e preziosa anche se poco frequentata.


di Agostino Da Polenza

Ciao Gianni.
Vederti in ufficio di tanto in tanto mi consola. Intanto perché sei un amico e poi perché so che mi proporrai qualcosa legato alla tua arte, sia essa la pittura o la musica. Sono circondato dai tuoi quadri. Sarà che ti sei messo a dipingere montagne e bandiere di preghiera tibetane, sarà che ritrovo sempre un qualcosa di bello e imperscrutabile nei ghirigori di lacche colorate che tracciano come delle connessioni neuronali. Mi piacciono i colori forti dei tuoi cieli e il mettere insieme immagini della realtà con l’effimero artistico dei tuoi pensieri a produrre tavole dipinte; magari tutto questa non mi fa capire recondite verità, ma di certo mi fa pensare e talvolta divertire. I fiori e gli strumenti musicali, come la luna e le bandiere di preghiera, gli ortaggi e le montagne diventano il segno di opere che piacevolmente si accompagnano alla mia vita quotidiana, con i tuoi quadri alle pareti di casa e in ufficio, testimoni di un’arte che se vista lascia anche intuire i suoni della musica che tu ami con il piacere del maestro che intrattiene i suoi ospiti e gli amici.


di Vittorio Feltri

Gli uomini di valore non hanno l’automobile, non guidano. I migliori non hanno nemmeno Ia patente. Passeggiano vagabondano. Evitano di accumulare troppi appuntamenti, gliene basta uno al giorno, due al massimo. Hanno tempi lunghi, mediorientali. Hanno piedi felpati. (…) Sono rimasti in pochi quelli che non hanno I’auto, pochissimi senza patente. Tu, Gianni, sei una rarità. Conservati. C’è bisogno di qualcuno che veda per noi, ascolti per noi, viva per noi: gli artisti.


di Giulio Carlo Argan

Pittore di spiccata personalità, che dimostra di saper operare nel complicato mondo dell’arte, fuori da schemi o correnti più o meno di moda.


di Paolo Arzano

Bergamelli appartiene a una lunga lista di pittori-musicisti o musicisti-pittori: ricordiamo Bill Dixon, Daniel Humair, Sun Ra, Dave Holland, Ornette Coleman. Non a caso e stata avanzata l’ipotesi di una evoluzione parallela fra jazz e arte. Il critico Jean Jacques Levegue e il pittore Jean Berthier sviluppavano nel 1965 una tesi secondo cui paragonavano Gillespie a Mathieu, i musicisti del cool a Rothko, Mingus a Pollock, Davis e Mulligan a Sam Francis.


di Claudio Rizzi

Gianni Bergamelli e un sax. Miopia o interpretazione, io la vedo così. Un sax è luccicante perché limpido, sincero, pronto a emettere  la verità del suono. Un sax così, un po’ torto, un po’ contorto, un po’ arrotolato su se stesso, come se si difendesse dall’esterno, se si caricasse interiormente di forza, di carattere, di personalità. Un sax è fermo e immobile ma quando si dà vita anima e incanta il pubblico. Un sax è nell’ombra, o nella custodia: poi, quando si accende il faro dell’occhio di bue, diviene protagonista e palcoscenico. Gianni e sax. Lo so che lui e un pianista. Ma è sax. Un sax che dipinge come sa fare un sax quando esce dalla custodia, un sax che suona il pianoforte perché è un artista e vive in musica. Anche nella pittura. Perché si nasce. Divenire e solo un complemento. Hello sax!


di Attilio Pizzigoni

Poeta velato di malinconia, Bergamelli non lascia mai nessuno spazio alle facili retoriche dei sentimenti, sempre trattenuto sul registro cerebrale dell’ironia, anche quando si cimenta ad esprimere la più languida delle emozioni, sempre controllando la commozione con il gioco, il sentimento con il rigore intellettualistico della composizione.


di Beppe Viola

Dell’amico Gianni Bergamelli apprezzo il suo modo di vivere l’arte: ironia, disincanto e umorismo volutamente triste. Ciò lo colloca nel ristretto mondo degli “artisti” e lo distingue dai monotoni e stucchevoli intellettuali impegnati.


di Umberto Zanetti

Assumono valore topico le opere astratte di Gianni Bergamelli, in connessione come sono con le ansie e le preoccupazioni esistenziali del singolo e della società. Le tecniche inusitate, all’avanguardia vent’anni or sono ed oggi sperimentate (e talora pedissequamente copiate) da altri, sono parte sostanziale del tropo. Così gli argomenti proposti e le soluzioni stilistiche adottate dall’artista non rispondono solamente ad obiettive esigenze estetiche  ma  affrontano temi cruciali, scandagliano i penetrali dell’animo umano evocando emozioni e sensazioni, gioie e tormenti. Spirito progressivo, Bergamelli ha ormai alle sue spalle un lungo percorso che dipana la complessa vicenda e le molte tappe del suo generoso impegno artistico; fedele alle sue premesse, che ne fecero un autentico pioniere quando abbandonò 1a tradizionale pittura da cavalletto, l’artista bergamasco persegue in ogni sua opera la limpidità di un’antiretorica sintesi intellettuale, avvalendosi dei moduli geometrici e della genuinità inequivoca delle tinte. Arte difficile e severa, che adombra gli archetipi di una sovrana perfezione fissando in nitide atmosfere contrasti, dubbi e speranze.


di Mario Pezzotta

Anche se a Bergamelli il richiamo non piace – chissà poi perché ­ nelle sue opere cosi godibili e vive, l’artista rivela la sua duplice personalita: il pittore e il jazz-man.


di Ernesto Treccani

Gianni Bergamelli produce “artisticità” ad un livello che non può non interessarci moltissimo.


di Davide Cugini

Queste forme nuove di Bergamelli, queste masse di colori, gli stessi equilibri tonali, persuadono che l’artista  è in possesso di un suo congeniale linguaggio. Con questi peculiari caratteri, che persistono anche nelle rare vitree raffigurazioni, l’artista raggiunge validissime espressioni, spaziando in nuovi orizzonti che ci recano il suo “messaggio” e rivelano una singolarissima novità di espressione. Questa novità fa pensare alla “iniziazione di una nuova maniera”.


di Trento Longaretti

Questa mio pensiero non vuole essere che una semplicissima testimonianza della stima e dell’amicizia mia per un uomo e un artista che da anni segue con interesse. Gli incontri con Bergamelli pianista sono stati più d’uno, con gradevole e delizioso ascolto, osservando contemporaneamente il suo “immergersi” nel suono, nel ritmo, nella musica (o musicalità), quasi con abbandono, così come accade al pittore-pittore di compiacersi deliziosamente dei bei colori sulla tavolozza, incantato dalla bella materia colorata. Gli incontri con la sua pittura sono stati un’altra cosa: un rigore di ricerca ed una coerente astrazione geometrica, nulla concedendo  al “dolce suono” e al malizioso incanto del pittoricismo. Credo molto interessante questo suo dualismo, se non erro, questa pluralità di atteggiamento del suo essere artista oggi, nel panorama attuale dell’arte a Bergamo.


di Luigi Tallarico

I polivisivi dei suoi circuiti sono distolti da ogni riferimento propriamente meccanicistico, non solo per la visione inedita che sene ricava, ma anche perché mettono a nudo i “continenti” interiori che  si snodano su un pentagramma anch’esso inedito e fantastico.


di Valerio Miroglio

Quello che ci interessa è il modo con cui viene descritto il dramma. E questo appunto, è il modo della musica. E il linguaggio musicale nel quale le campiture sono i silenzi e le note distese; le geometrie colorate sono note gioiose che si collegano l’una all’altra senza stonature, come il suono immaginario di una vita felice; il corpo estraneo e la nota violenta che mette in luce per contrasto la melodia di fondo. Ecco allora che il musicista non ha affatto rinnegato se stesso, ma ha tradotto in immagini i suoni del pianoforte.


di Bruno Ambrosi

Di Bergamelli non amo soltanto le opere, ma soprattutto le azioni: quel rinchiudersi in manicomio per capire “gli altri” rimanendone coinvolto e stravolto, quel tacere candido continuo sull’arte e dell’arte, lasciando ogni idea, ogni intuizione, ogni commento al lavoro cocciuto, esitante, solitario.


di Franco Passoni

In un certo senso e quasi a sua insaputa, Gianni Bergamelli e l’esploratore stupefatto d’un mondo introspettato che lui stesso ha inventato con il potere della sua visionarietà. I suoi dipinti spogliati opportunamente dalle forzature letterarie, riportano a nudo l’evidenza dei “continenti interiori” che appartengono da sempre all’intima e segreta natura intelligente dell’uomo anche se disseppellirli, il più delle volte, significa porsi al di fuori della logica della ragione.


di Marco Lorandi

Bergamelli riferisce la società distrutta nelle sue qualita umane e ridotta a strumento della macchina. I colori sempre tersi e luminosi possiedono lucidità metallica di ambienti asettici, sterilizzati. La tecnica  si avvale di resine acriliche e di vernici isocianiche. Vorremmo aggiungere che forse l’elemento emblematico ripetuto può sconfinare nel monotono e in una certa compiacenza edonistica per il fatto calligrafico e di arabesco, ma tolto questo mi sembra che Bergamelli sia sulla buona  strada per aprire la pittura a nuovi orizzonti.


di Sandra Angelini

Caro Bergamelli, grazie di cuore per il pezzo musicale che ha voluto dedicarmi. Il calore del tocco, la fantasia dell’arrangiamento, i movimenti dei ritmi rivelano il sentire dell’arte. Ed ho ritrovato in certi legamenti suoni ”paralleli”, quali il trasferimento di sue invenzioni nella pittura.


di Gianni Alemanno

C’è qualcosa di magico nel risalire le valli dell’Himalaya e qualcosa di potente quando ci  si  avvicina alle grandi montagne come l’Everest, il Lhotse o l’Ama Da blam. Non meno stupefacente e il rapporto con la gente, la loro cultura, la spiritualità che pervade i monasteri, la semplicità dei gesti dei Lama. I quadri di Gianni Bergamelli che a distanza di alcuni anni da una sua visita alla Piramide del CNR, ha avuto il desiderio di realizzare sfidando il pericolo del luogo comune, sono finestre di colore e emozione aperte su questo mondo d’alta quota e sul cuore dell’Himalaya.


di Emilio Tadini

La prima cosa che accomuna Ia musica e pittura e l’assenza di parole, di nomi. Potrebbe sembrare ovvio, addirittura insignificante. Ma forse non lo è affatto. In qualche modo, il silenzio e lo spazio che si apre non solo davanti e intorno alla musica, ma anche davanti e intorno alla pittura. Le parole, i nomi, vengono dopo. E restano indietro. Perché è come se le parole e i nomi non riuscissero mai a raggiungerli, i suoni e le figure; come  se non avessero mai a toccarli ad afferrarli. Per arrivare alla grandezza, la lingua delle parole deve forse rassegnarsi a dimenticare pittura e musica. Anzi, no: deve ostinarsi a desiderarne il senso, letteralmente indicibile. Quello della pittura e un linguaggio che ci consente di dar forma al senso di una interezza nell’immobilità. Quello della musica e un linguaggio che ci consente di dar forma al senso di una successione nel movimento. Pittura e musica sono, idealmente complementari. Pittura e musica, mostrando ciò che non è dicibile, mostrano la stessa indicibilità. Si potrebbe dire che la celebrano.